sabato 24 giugno 2023

Donne di Lomellina. Brigitte Hoffmann




C'è questo palazzo. 

In via Marzotto a Mortara, una traversa di Strada Lomellina: proprio dietro l' agglomerato fatto di discount, esercizi commerciali prevedibili e condominietti, tutti coevi, solita cementificazione sciatta. Un non luogo, potresti essere ovunque. L'appeal di un'autostrada. 

Così la via Marzotto ti sorprende, tranquilla ma vibrante, giardini che sanno già di campagna, non fosse per gli alberi. Tanti, alti, alberi da parco urbano . 

Il palazzo è una costruzione del primo ventennio del 900,  circondata da tigli dalle grandi chiome. Questi stabili erano destinati ai dirigenti della Marzotto.

Lei, Brigitte Hoffmann, vive al piano rialzato di uno di questi palazzi. E'una Sudentendeutsche, quei tedeschi così particolari sparsi tra la Sassonia, la Slesia, la Boemia e la Moravia, accomunati dalla lingua e dalle montagne. 

Brigitte però è diventata italiana per scelta, giurando sulla nostra costituzione.

Non un giuramento tanto per dire. Brigitte crede nei valori della nostra costituzione. Li tutela, li difende,. da qualche tempo è vice presidente dell'Anpi mortarese affiancando il presidente ragazzo, Max Farrell. Un giovane e una donna, un piccolo e poco conosciuto primato di una città che stenti a riconoscere come città. 

Di recente una delle stanze dell'appartamento di Brigitte è divenuta stanza degli ospiti professionale,  è entrata nel circuito dei pellegrini legato alla via Francigena. Chiara, sobria, pareti dalle tinte tenere, non fosse per le foto piene di grazia  e di colore del fratello Gunther che non c'è più e  questa era la sua stanza. 

Nella sala, ora piena di libri  c'era anche il pianoforte di Gunther, è stato  regalato alla scuola di musica di un paese vicino. 

La casa è cambiata ma i ricordi rimangono. Belli e brutti, quelli che non puoi cancellare. Non è stata  un'infanzia facile quella di Brigitte e di Gunther

In anni in cui gli italiani andavano in Germania, a cercare lavoro e fortuna, la sua famiglia compie una migrazione in senso opposto. Dalla Mitteleuropa  scende nel belpaese, è soprattutto il padre a cercare un'occasione che in patria non avrebbe potuto avere, un uomo dalla figura  affascinante ma controversa, molto controversa. 

Per i ragazzi Italia inizialmente significa posti diversi, incertezze, Inevitabile sballottamento. 

La Brigitte adolescente si ritrova poi  a lottare con lo stereotipo della tedeschina facile, nel 1967 esce " Helga",  pellicola che, in materia di rivoluzione sessuale, ha fatto epoca. Tedeschi sia il film sia la protagonista.  

Erano poi i tempi delle vacanze a Rimini, una Rimini favolosa  popolata di  bionde straniere dai liberissimi costumi che si contrapponevano a quelli della brava ragazza nostrana, quella che il maschio italico, dopo debita educazione sentimentale, avrebbe sposato con tutti i crismi. 

La tedesca facile, quella che salta di letto in letto, è uno di quei  cliché striscianti che qualcuno ancora si porta dietro, persino certi pellegrini che sembrano usciti dalle canzoni goliardiche sul tema. 

Brigitte non è certo una che si spaventi ma ne soffre. Lo si capisce.

Sui davanzali delle su finestre ci sono vasi di menta. Servono a tener lontane le zanzare e a preparare la bevanda della casa, acqua con un rametto di menta. Delizioso, dissetante e rimineralizzante.

Acqua e menta da bere ma anche vini, lei li conosce e li sceglie con gusto squisito. Insieme al goulash ungherese ci serve un rosso del Monferrato  delizioso.. Tra i suoi prossimi progetti c'è l'offrire ai pellegrini dei pasti, sta dandosi da fare per tutte le certificazioni necessarie, in questo è precisa. Teutonica direbbe qualcuno. 

Per quel che riguarda il cucinare non ha  o non avrebbe, legislazioni permettendo, bisogno di certficazioni o corsi, lo fa benissimo.

Mentre pasteggiamo e  brindiamo la nostra lomellina d'adozione ci rivela di essere stata persino  organizzatrice di spettacoli teatrali. Per un gruppo storico dell'avanguardia italiana, il Teatro Kismet di Bari, 

Kismet significa fato, destino. 

Una strana commozione mi pervade mentre racconta , capisco che in realtà le nostre vite si sono già incrociate, o quasi, un secolo fa eravamo entrambe, senza che sapessimo l'una dell'altra, a Santarcangelo di Romagna, forse il più vecchio tra i festival di teatro alternativo. 

Era la mia prima volta, non avevo mai vissuto un'esperienza simile. Dormivo in una scuola con il sacco a pelo, e assistevo a tre o quattro spettacoli al giorno. quello che non ho mai dimenticato per il suo  incanto, così notturno, è la piece  "La Principessa Brambilla" del Teatro Kismet, tratta da uno dei celebri racconti di Ernst T. A. Hoffmann, straordinario autore  romantico, genere fantastico. Stesso cognome della protagonista di questa storia ma non sono parenti.

Una chiusa di serata quasi magica. 

Quando usciamo Mortara è avvolta da un alone di mistero e di bellezza che non avevo mai colto.

A volte sono gli occhi dello straniero, in questo caso non più straniero,  a regalarci nuovi punti di vista. Nuova meraviglia. Là dove credevamo non ce ne potesse essere. 


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Ernst Theodor Amadeus Hoffmann

Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, nato Ernst Theodor Wilhelm Hoffmann, noto anche con lo pseudonimo di E. T. A. Hoffmann (Königsberg, 24 gennaio 1776 – Berlino, 25 giugno 1822), è stato uno scrittore, compositore, pittore e giurista tedesco, esponente del Romanticismo.
Teatro Kismet 
Nasce a Bari nel 1981 come compagnia teatrale ragazzi per iniziativa di giovani attori provenienti da una scuola universitaria di formazione all’attore diretta da Carlo Formigoni; seguendo poi il suo “felice destino” – kismet in sanscrito – viene riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali Teatro Stabile d’ Innovazione.

Nel 1989 inaugura la sua casa teatrale scegliendo, volutamente un ex capannone industriale, luogo preposto a valorizzare un’idea di teatro come officina artistica, fucina di idee, luogo d’incontro, centro di cultura e di dialogo permanenti.

Negli anni l’Opificio per le Arti Kismet OperA configura sempre più la sua attività attraverso differenti percorsi produttivi e si fa polo di attrazione di artisti italiani e stranieri, diventando modello di mediazione tra il teatro e le altre forme di creazione quali la scrittura, la pittura, il video, la fotografia, la musica.

Un teatro sempre aperto, che alla produzione di spettacoli e all’ospitalità di altre compagnie teatrali, unisce proposte di formazione, incontri e laboratori per le scuole, percorsi di ricerca drammaturgica, rassegne musicali, attività volte al dialogo e al confronto sui temi fondanti della cultura e, in sostanza, della socialità stessa.

Un teatro sì fatto ha dunque necessariamente bisogno, al suo interno, di uno spazio “altro”, un luogo neutro capace di accogliere l’eterogeneità dell’ospite, un luogo in cui poter collocare liberamente l’emozione dell’arte. Ed è una grande sala con bar, un foyer arioso e brillante, giallo come il sole, lo spazio preposto a far sì che tutto ciò possa accadere, che ci sia un “prima” e un “dopo” lo spettacolo, una continua contaminazione di forme artistiche e di linguaggi, un’occasione per trascorrere l’intera serata in compagnia delle maestranze e degli attori padroni di casa

lunedì 1 maggio 2023

Primo maggio

 

E' arrivato !Finalmente è arrivato. Il "caro maggio con le canzoni e i fior". Oggi piove a dirotto ma maggio è maggio e il giardino è pieno di rose sul punto di sbocciare. 

Primo maggio. Una festa importante. Da sempre!

Calende di Maggio. Nell’antica Roma si omaggiavano i Lari, gli antenati, e si sacrificava una scrofa gravida alla dea  Maia, una delle tante personificazione della forza generatrice.

Calendimaggio, o Cantar maggio. La festa riprende quella del calendario romano, Tema tipico è l'Albero della Cuccagna.

La notte di Valpurga, in tedesco Walpurgisnacht, in svedese Valborg, è una celebrazione pagana dell'Europa centro-settentrionale, praticata soprattutto dai popoli germanici, Soliti canti, balli tradizionali e fuochi. Il nome deriva da Valpurga di Heidenheim, una monaca bavarese dell'VIII secolo canonizzata e venerata dalla Chiesa Cattolica. 

Nel "Faust" di Goethe troviamo una descrizione possente e stregonesca, molto Sturm und Drang, della notte di Valpurga. 

Sulla falsariga troviamo anche le composizioni tematiche di Felix Mendelssohn e di Johnnes Brahms.

Beltane è soprattutto gaelica. Nell'Italia antica è possibile che i celto liguri onorassero questa festività. 

La cerimonia consisteva, probabilmente, nell'accensione  di falò da parte dei druidi sulle cime dei colli, il bestiame del villaggio poi veniva costretto a passarvi attraverso, era un rito di purificazione e di buon augurio. sembra che anche gli umani, con il medesimo intento, si cimentassero nell' impresa.  Per loro libera scelta però.

Una celebrazione di Beltane si tiene ancor oggi la notte del 30 aprile a Calton Hill, presso Edimburgo. Forse lo spirito è puramente turistico e speculativo, un po' come le tante feste gitane di Saint Marie de la Maire.

 

1°maggio. Festa dei Lavoratori. Una lunga storia.

Il 1º maggio 1886, è il 19º anniversario dell'entrata in vigore della legge, varata nel solo Illinois, sulle otto ore lavorative, la Federation of Organized Trades and Labour Unions decide di fissare la data come scadenza limite perché questa legge sia estesa all’intera America. Con il proposito di rendere più efficace l’ultimatum viene dichiarato lo sciopero generale ad oltranza.

Anche Chicago partecipa allo sciopero, in particolare la fabbrica di mietitrici McCormick.

La polizia, chiamata a reprimere l'assembramento, spara sui manifestanti, uccidendone due e ferendone molti altri. 

Per protestare contro la brutalità delle forze dell'ordine, gli anarchici locali organizzano una manifestazione a Haymarket Square, la piazza che normalmente ospita il mercato delle macchine agricole. Il 4 maggio qualcuno lancia una bomba che provoca la morte di sei poliziotti e il ferimento di una cinquantina. La polizia risponde sparando sui convenuti. Non si sa, né mai si saprà probabilmente, il numero delle vittime e chi sia stato a lanciare la bomba. 

E’ il primo attentato alla dinamite nella storia degli Stati Uniti. 

Si procede comunque all'arresto di alcuni esponenti di spicco dell'ambiente anarchico: August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg, Il 20 agosto 1887 vengono condannati alla pena capitale. In seguito a pressioni internazionali, due delle sentenze sono commutate in ergastoli. Molte le reazioni di protesta. In America e in altri paesi.

In Germania il cancelliere Otto von Bismarck proibisce tutte le manifestazioni in favore degli accusati di Haymarket.

L'11 novembre 1887, a Chicago, i condannati vengono impiccati. 

In Italia, appena la notizia dell’esecuzione si diffonde, il popolo livornese si rivolta, prima contro le navi statunitensi ancorate nel porto poi contro la Questura della stessa città, dove si dice sia rifugiato il console degli Stati Uniti.

Questi, in breve, i fatti che portano all' istituzione della Festa dei lavoratori. In Europa la ricorrenza sarà ufficializzata nel 1889,dai legati socialisti della Seconda Internazionale, tenuta a Parigi, in Italia soltanto due anni dopo. 

Ci vorranno invece decenni di battaglie operaie e lotte sindacali perché le otto ore lavorative siano dichiarate legali, paradossalmente con il Regio decreto legge n. 692 del 1923, sotto il Governo Mussolini. 

Durante il ventennio fascista, a partire dal 1924, la celebrazione è fissata al 21 aprile, in coincidenza con il Natale di Roma.  

Cronaca nerissima dell’altro secolo, il primo maggio del 1947 ovvero la Strage di Portella della Ginestra: il famoso bandito Salvatore Giuliano spara su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone quattordici e colpendone una cinquantina. Molte le speculazioni e le ipotesi. Uno dei tanti enigmi della storia. 

Buon primo maggio comunque!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


lunedì 14 febbraio 2022

L'amica ritrovata e San Valentino


Non passa inosservata. 

Lunghi capelli d'argento e un grosso cane al guinzaglio. Dopo un po' il cane non c'è più e lei passa meno di frequente. Qualcuno ci dice che è di Rosasco, meta di una delle nostre passeggiate preferite.

La troviamo infatti a Rosasco, al mercatino allestito nel campo sportivo, scambiamo due parole, forse  beviamo un caffè insieme, qui la memoria vacilla, ci dice di venire dalla città. L'avevamo capito dalla  giangia. Termine bellissimo del dialetto locale, traducibile con piglio, spirito, verve.

Non è affatto un giorno in cui splenda il sole, pioviggina e nel pomeriggio la pioggerella si trasformerà in pioggia battente.

Noi siamo venuti per Antonia e Marco, due amici milanesi che vendono saponi e cosmetici naturali, il loro banco profuma di lavanda e limone, compriamo un dentifricio indiano e un sapone di Aleppo. Ad un altro banco acquistiamo una sedia a dondolo. Oggetto che, nella Casa delle Stelle,  non troverà mai una vera collocazione, è ancora con noi però, migra di stanza in stanza, piuttosto scomoda, un tantino ingombrante e non bellissima. 

A ricordare, forse, una fase iniziale piena di aspettative e speranze. E di errori.

Abitiamo al Paesello da pochissimo e, ingenuamente, questo mercatino un po' alternativo, questo incontro con la nostra camminante in cui ci riconosciamo, siamo il Popolo che viene da fuori, ci danno l'idea che tutto andrà bene, che la campagna non sia più quella di una volta, chiusa e refrattaria al cambiamento. Che, non da qualche parte e in qualche altro tempo, ma qui e ora , ci sia un posto per noi. Somewhere

Com'è come non è non la rivediamo più. Anche in questi paesi piccolissimi ci si può perdere di vista. 

La rintracciamo di recente su Facebook e oggi ci racconta di questo suo lungo San Valentino.

Milano,  14 febbraio 1977, è ancora buio, sono le cinque del mattino, sul balcone vicino al cielo, questo non lo so ma mi piace immaginarlo, una ragazza e un ragazzo si scambiano gli anelli. Testimoni, due cani. Sono anni informali, c'è fermento, c'è voglia di rovesciare il rovesciabile, anche in questo caso le aspettative e le speranze sono tante, poche si sono realizzate. E molti sono stati gli errori.

Ma, di tutto ignari, i nostri due amanti forse si baciano, non sull'alta e ventosa collina come in "Love is a many splendored thing" ma sul balcone meneghino, probabilmente si giurano che sarà per sempre. 

Gli dei ridono? Non in questo caso. I due ragazzi, divenuti marito e moglie, padre e madre, sono ancora insieme in quel di Rosasco. 

E' una storia a lieto fine.

Una bella storia. 

A proposito la chiesa principale di Rosasco è dedicata a San Valentino:

Buona festa all'amica ritrovata e a tutti quanti. Soprattutto agli Innamorati non più giovanissimi, a quelli che, come noi, hanno ballato con la fanciulla scheletro e hanno conosciuto la fine dell'amore romantico e l'inizio di quello profondo. Yes, true love!






giovedì 30 dicembre 2021

Gatti e scarpe. Per Bianca Garavelli.


Sembrava dovessimo diventare grandi amiche. Ci siamo annusate e ci siamo piaciute. Dopo qualcosa è cambiato, sotto sotto forse la reciproca diffidenza tra la stanziale, legata alla terra, al posto dove si nasce, e la mezza zingara, anzi un quarto zingara e un quarto strega. 

Non che Bianca fosse aliena al sovrannaturale, anzi, ma era un sovrannaturale ordinato e nobile, ad esempio l'astrologia tra medioevo e rinascimento, è stata la prima a farmi notare tutti i riferimenti del cielo dantesco, sia quello personale sia quello letterario. 

Era una grande appassionata di gatti, quando l'ho conosciuta ne aveva uno già vecchiotto, si chiamava Rambo, era del padre, un'eredità. 

Mi stupì e mi piacque la casa vigevanese, disordinatissima con pile di libri ovunque. Gliela dipinsi di verde acqua, il suo colore a ripensarci, e già progettavo interventi decorativi su muri e armadi, non è mai successo. E non sono più tornata in quella casa. Così intensamente Bianca. Una Bianca libera,  selvaggia quasi. Una casa piena di scarpe, tanto che la soprannominai subito Imelda Marcos, discutibile figura della politica filippina nota, nell'immaginario collettivo, per la sua collezione di calzature. 

Con la tipica generosità bianchesca e imprevedibile ci mise a disposizione l'appartamentino milanese in più di un'occasione. Un nido sui Navigli, intimo, quasi cortigianesco ma, al tempo stesso, convenzionale. Mi intrigava come mi intrigavano, e mi intrigano, i suoi studi su Christine de Pizan. 


Immaginai persino una Città delle Dame in versione attualizzata, rosa ma colta, Bianca mi sembrava perfetta per la sfida. Glielo dissi. Non ho mai saputo come avesse preso la cosa. Temo non benissimo

Era sfaccettata Bianca, il nostro tempo migliore l'abbiamo avuto nel quasi tour di presentazione di "Amore a Cape Town", romanzo ispirato ad uno dei tanti suoi viaggi. E al tema dell'amore naturalmente. 

Certo per una come me che predica il chilometro zero, il turismo sostenibile, il no logo e il non accumulo, era difficile a volte. Intendo gli spostamenti ad alto consumo, l'abbigliamento strafirmato. Aveva però stivali bellissimi, sempre. Ed era una delle rare donne con belle gambe. Alle donne con belle gambe viene da perdonare tutto.

Inoltre non era mai pesante o troppo critica nei confronti di stili come il mio, tanto lontano dal suo.

Persino quando arrivavo con la chioma riccia increspata da certi esprimenti di lavaggio ecologico, magari con prodotti fabbricati da me, credo le facessero accapponare la pelle, i prodotti e il risultato, ma lo teneva per sé.

Ci fu poi il Trittico Dantesco, tante edizioni, alle quali noi Stellerranti partecipammo in veste musicale, e teatrale. Piuttosto criticati, Vigevano non ama gli sconfinamenti e la cultura deve essere sempre un tantino paludata ed esibita come tale. Ben riconoscibile, classica o pop o altro che dir non saprei. L'importante è l'etichetta. E' l'Italia ad essere così, non solo Vigevano. Bianca  tirava dritto e ci traghettava, tutti quanti, oltre ogni possibile contestazione. 

Era brava in questo, incedeva radiosa in mezzo ad ogni situazione. Radiosa come il pomeriggio in cui approdò per la prima volta a casa nostra, abitavamo a Vigevano allora, era vestita di bianco, bionda, non naturale ma il colore le donava, le conferiva un fascino di madonna cinquecentesca..

Grazie a lei incontrammo la violinista Lydia Cevidalli, una delle nostre collaborazioni più belle degli ultimi anni. Ci esibimmo all'impronta tra i tavoli del ristorante, durante una cena del Rotary, alla maniera dei klezmorim. Bianca aveva un'abilità diplomatica e salottiera  peculiare. 

Riusciva a far sembrare tutto di un certo livello anche concorsi di poesia che trasudavano il lato deteriore della paesanità. In quanto membro dell'intellighenzia locale le toccava partecipare e far da giudice, ci riusciva con grazia ineguagliabile. 

Del resto si era distinta nel rocolo dei poeti milanesi, quasi tutti maschi e provvisti di un ego impressionante, al di là degli indiscutibili meriti artistici. 

Ecco credo che la si possa descrivere così. Una che si distingueva. 

Ti saluto cara Bianca. Non credo ci rivedremo mai ma ti saluto. Con un'intensità e una commozione che quasi mi sorprendono . 






martedì 14 dicembre 2021

Esorcismi, fanghi e 'ndrangheta. Il Male in Lomellina.

Magari passava di lì per caso. O per curiosità, gli intelligenti sono sempre curiosi. Credo gli piacesse respirare la folla, gli umori, le atmosfere. E' un pretino vecchio vecchio dallo sguardo gentile ma pieno d'arguzia, dopo aver ascoltato attentamente la nostra esibizione, si avvicina e mi chiede se voglio andare a cantare nella chiesa dove tiene messa, io rispondo un sì un po' sorpreso. Se ne è andato prima che riuscissimo a combinare e oggi mi dispiace moltissimo. Qualcuno ci immortala, il pretino ed io, e la foto fa il suo giro. Quel pomeriggio contro i fanghi eravamo tanti, era il marzo del 2015, la primavera sembrava arrivata d'improvviso. Tiepida. Radiosa. Il pretino è Don Giovanni Zorzoli esorcista, la Lomellina ha una vocazione per l'esorcismo, forse come rimedio all'altrettanta vocazione per le tenebre. Così mi viene da pensare che Don Zorzoli non fosse lì per caso. Me lo rivedo come un Guardiano della Luce, ormai anziano ma in prima linea. Contro il Male. Sempre. 

Di lui mi parlò Rinaldo Bernardi, giornalista, alchimista, antropologo, un altro degli strani incontri di questi luoghi  al confine di tutto. Nel suo saggio "Sileno" racconta proprio del Male locale. Al tempo della lettura non capii bene. Certe cose non le capisci, e non le vedi, sino a che non cominci a capirle e a vedere. 

Dopo il 2015 arriva il 2017, l'anno degli incendi dolosi ai capannoni stipati di rifiuti, il più clamoroso è il rogo della ditta Eredi Bertè, di nuovo una manifestazione in piazza a Mortara, siamo in settembre.  Ora Basta si chiama il comitato di cittadini, non una grande  manifestazione, le Stelle partecipano ma c'è qualcosa di smorto. Oggi una piccola e coraggiosa associazione Lomellina Futuro Sostenibile si batte per costituirsi parte civile nel processo in corso e per sensibilizzare i cittadini, è strada difficile, i soldi sono un problema, vorremmo anche fare un concerto per raccogliere dei fondi ma non è semplice, gran parte della popolazione non sembra interessata né all'ambiente né alla cultura, saziata da esibizioni narcisistiche e dilettantesche, da protagonismi effimeri. Intanto il degrado cresce, rifiuti ovunque, sogni di poli logistici che significano cemento e ancora cemento, un'agricoltura dei veleni che non vuol cambiare.. 

E la 'ndrangheta che la fa da padrona, non è più penetrazione è un dato di fatto, 'ndrangheta è il vicino di casa, come abbiamo sperimentato, uno che cerca di spezzarti le dita perché, alla sua richiesta di dargli del lavoro, una volta incautamente hai accettato, sembrava un poveraccio, faceva pena. Poi capisci che quel lavoro sarebbe durato all'infinito, a suo piacimento, un pizzo insomma, e ti sottrai, con garbo certo, rifiutando però però di sottostare ai suoi motteggi al suo sfottò, al suo sfruttamento. Un pizzo, di colpo lo sai anche se non l'hai mai saputo. Quando cominci a capire e  vedere non smetti più. Ci vorranno più di sette anni per la sentenza, mai si è presentato in tribunale, nemmeno si è presentato il suo avvocato di fiducia in carcere per 'ndrangheta. Sette anni d'inferno, di minacce, di chiacchiere screditanti, di inviti a ritirare la denuncia, di vessazioni più o meno sottili. Dopo la mia mastectomia abbiamo persino di andarcene. Ora siamo tornati.

La 'ndrangheta:

Nel bravo ragazzo che spaccia coca e parla persino il dialetto di qui, perché è di qui. 

Nelle amministrazioni che fanno dei bandi, dei favori, degli aiuti, degli interventi pubblici concessi o negati, merce di scambio. E di ricatto in qualche modo. Chi prende i pacchi alimentari, uno spreco vero e proprio per molti aspetti, non fosse che la roba è in scadenza o già scaduta, diventa un parassita, uno da disprezzare, gente per cui non ci si dà la pena di rispettare la privacy, il colpo di grazia lo assesta poi la maldicenza che ricama e alimenta un immaginario avido di faccende meschine e indifferente alla storia grande. Il tessuto sociale va in pezzi, una manna per le Famiglie.

Nei fanghi sversati, siamo nel luglio 2018, proprio qui nel paesello una puzza acre satura l'aria, bilici stracarichi passano e ripassano, il 20 luglio arriva la sentenza del Tar che vieta lo spargimento di quella particolare partita di fanghi, i bilici smettono di andare avanti e indietro. Anche in questo caso il processo è ancora in corso. 

La 'ndrangheta è più di un'organizzazione mafiosa, è uno stile di vita, di pensiero. Premia il saccheggio delle risorse convincendoti di promuovere sviluppo e ricchezza. In realtà appannaggio di pochi. Agli altri, ai tanti altri, rimarrà una terra desolata.

Premia il Male, così avanza la Notte che forse non conoscerà più alba. Ci vorrebbe il pretino. Con un potente esorcismo dei suoi.